Bilancine, q.b. e la regola del “fanne a recula”

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Uno dei motivi per cui, mai e poi mai, riuscirò ad eguagliare mia nonna ai fornelli, è legato ad una ragione molto semplice. Mia nonna non si è mai opposta all’idea di tramandarmi le sue ricette, ma tra noi c’è sempre stato un abisso incolmabile. Un abisso sintetizzabile in tre parole: FANNE A RECULA. Quel “fanne a recula” era il mio incubo.

A casa mia la bilancia è sempre in bella vista sul piano cottura. Ovviamente è una bilancia digitale, perché io non mi assumerei mai la responsabilità di scegliere per una lancetta indecisa. E se interagire con le bilance analogiche mi destabilizza, pensate un po’ cosa poteva significare per me chiedere a mia nonna le dosi e sentirmi come risposta quel suo “fanne a recula”.

Bilancia della nonna

E la sua era una risposta sincera. Non me lo diceva per mettermi in difficoltà, per non svelare i suoi segreti, per non vedere i suoi piatti scopiazzati da altri. Per lei la cucina era davvero un dialogo continuo e democratico con la consistenza degli impasti e le note degli odori. Per me, purtroppo, non funziona così. Quando apro un cantiere culinario ho disperatamente bisogno di catene e paletti. Mi servono bilancine precise, cronometri tarati. Devo sapere quanto deve essere alta la fiamma e a che ripiano del forno infilare una teglia…e che tipo di teglia, naturalmente. Impostare un dialogo con il mio “io cuoco” basandolo su un principio tanto libertino è un’azione irresponsabile. La mia cucina è già fin troppo anarchica. Necessita di rigore e disciplina. Si ribella con colossali pasticci anche quando seguo le dosi con la pignoleria di un farmacista, figuriamoci se dovessi lasciarla a briglie sciolte, alla mercé del mio estro. Se facessi “a regola” secondo la MIA regola, regolarmente produrrei pietanze non digeribili, anzi non commestibili. Potenzialmente tossiche, per dirla tutta.

L’abilità di mia nonna nel dosare gli ingredienti con le mani, nel capire la cottura senza spiare ogni 15 secondi e nel gestire tutta la sua cucina senza affanni, resta per me un autentico mistero.

Non ho idea di come riuscisse ad ottenere il massimo rispetto da tutti i fuochi, da tutti gli utensili e da tutti gli ingredienti senza timer e senza regole scritte! Boh…magia, forse? Abracadabra e… bum! Tutto pronto!

E va be…che posso dire? Ad ognuno la sua arte. Io, ad esempio, sono brava ad appaiare calzini. E a custodire ricordi. Il sapore unico dei suoi piatti non salterà mai fuori da uno dei miei e questo mi rattrista e mi rallegra allo stesso tempo. Non lo porterò in tavola, ma sarà comunque con me, nel mio palato e nella mia memoria. E a me, in fondo, va bene anche così.

 

Tag: Nonna, Ricordi

Categoria: UNABLE

UN PO' DI ME

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Passeggio, assaggio, osservo, ascolto.
Mi faccio spesso travolgere dall’onda delle mie ben poco raffinate emozioni.
Esperta di nulla, curiosa di tutto, vivo nella convinzione che la bellezza è nell’occhio di chi guarda, il gusto nel palato di chi assapora, lo stupore nella mente di chi si lascia sempre un po’ sbalordire.
In fondo il sole scende ogni giorno sotto la linea dell’orizzonte. Ma il tramonto è tutta un’altra cosa.

 

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2 pensieri su “Bilancine, q.b. e la regola del “fanne a recula”

  1. Cara Laura, come al solito i tuoi articoli colpiscono sempre. La cucina non è fatta di ricette con dosi e processi precisi al contrario della pasticceria. “la recula” o il quanto basta in lingua italiana è la possibilità di personalizzare anche i piatti a seconda del proprio gusto.
    Certo conservare i principali processi è importante in quanto sono pratiche sperimentate nei secoli e quindi di successo. Un abbraccio Flavio

    1. Verissimo! Certo bisogna essere a conoscenza di queste regole sacre e, in alcuni casi, riuscire anche a “tradurle”. Mi ricordo ancora un rimprovero durante uno scontro corpo a corpo tra me e un panetto di impasto per pizza. Io lo stendevo e quello, cocciuto, si ostinava a ritirarsi. Esasperata, mi armai di mattarello. “No!” disse mia nonna dalla regia “lu sta mustunisci troppo! Cusì ni spiezzi lu niervu!”. E il povero panetto mustunisciatu (cioè maltrattato) dalla sottoscritta, si distese docilmente sotto i suoi delicati polpastrelli… senza nervi tesi…?

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