Chiacchiere in progress

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Collaborare con mia nonna alla realizzazione di qualche leccornia, significava spesso diventare l’addetta alla manovella della sua macchinetta sfogliatrice.
La scena era quasi sempre la solita: il suo tavolo per la pasta, la farina sparsa sullo spianatoio, un canovaccio a coprire l’impasto. E, ovviamente, la suddetta macchinetta. Ferma, indefessa, ancorata al bordo del tavolo con la sua morsa. Nonna decideva quale rullo serviva, decideva lo spessore e impostava anche la MIA velocità. Perché, ovviamente, non potevo semplicemente “girare” la manovella. Dovevo farlo al ritmo da lei stabilito. C’erano STOP e GO precisi e ferrei, c’ero io che scalpitavo appena la vedevo posare la pasta nella fessura del rullo, pronta a girare la manovella come se non ci fosse un domani e c’era lei che mi lanciava occhiatacce ogni volta che la mia imperizia faceva uscire “sturtiiàta” qualche sfoglia.
E c’erano profumi, note conosciute e diverse, che avvertivo dalla porta d’ingresso e che mi guidavano fin nel suo cucinino.
Così, varcare la soglia della cucina della mia amica Cinzia è stato un po’ come varcare un portale che mi ha trascinato lontano, tra note di arancia e grappa. Sul suo tavolo, la macchinetta, la stessa di mia nonna. E una rotella festonata per i bordini a zig-zag. E poi il dolce odore dello zucchero a velo, e un piccolo setaccio, a sigillare la gioia di questa tradizione.
Sono le chiacchiere a riempire quell’aria.

Un dolce antichissimo e diffuso un po’ ovunque, anche se con nomi diversi e con numerose varianti nelle ricette. Un impasto semplice, una lavorazione veloce. Eppure farle bene, bene davvero, non è così scontato. A volte possono risultare troppo doppie, o magari poco croccanti. E poi c’è la frittura: veloce, delicata, perché non diventino scure e non si imbevano di olio. E le bolle. Da piccola tenevo sempre le dita incrociate, perché mia nonna diceva che se non uscivano le bolle qualcosa era andato certamente storto e io avvertivo quel monito già come un mezzo rimprovero.
Quelle di Cinzia erano all’altezza di quell’odore ammaliante. Croccanti, leggere, deliziose. Lei ha provato numerose ricette e, alla fine, ha optato per quella che vi riportiamo di seguito.
E le vostre chiacchiere come sono? Qual è la vostra ricetta? E i vostri segreti? 😉

Buone chiacchiere a tutti! 😋

Ingredienti:
– 250 gr farina
– 1 cucchiaio di zucchero
– 1 uovo intero
– 1 pizzico di sale
– 4 cucchiai di grappa o vermut
– 50 gr burro
– Buccia di limone o arancia

Mescolate innanzitutto farina e zucchero, poi aggiungete l’aroma di vaniglia e l’uovo. Lavorate l’impasto unendo nel frattempo anche la scorza dell’arancia, il burro fuso e infine la grappa. Una volta ottenuto un panetto omogeneo fatelo riposare per un’oretta. In seguito lavorate l’impasto alla macchinetta sfogliatrice, partendo prima da uno spessore maggiore e assottigliandolo successivamente. Dalla sfoglia ottenuta, ricavate dei rettangoli con una rotella tagliapasta e poi friggete in olio bollente. Impiattate e cospargete di zucchero a velo.

Tag: Gusto, Salento

Categoria: UN BOCCONE

UN PO' DI ME

Foto profilo

Passeggio, assaggio, osservo, ascolto.
Mi faccio spesso travolgere dall’onda delle mie ben poco raffinate emozioni.
Esperta di nulla, curiosa di tutto, vivo nella convinzione che la bellezza è nell’occhio di chi guarda, il gusto nel palato di chi assapora, lo stupore nella mente di chi si lascia sempre un po’ sbalordire.
In fondo il sole scende ogni giorno sotto la linea dell’orizzonte. Ma il tramonto è tutta un’altra cosa.

 

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