Dei delitti, delle pene e del mangiare la frisella con la forchetta

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Respiro profondo … tre… due… uno… HOMANGIATOUNAFRISELLACONLAFORCHETTA!

Ecco, l’ho detto. Mi sento più leggera.

So che vi ho ferito dicendovelo, ma dovevo farlo. Scusate. In realtà non l’ho mangiata tutta, solo un pezzo.

Lo so, non mi giustifica, ma magari è un’attenuante. E poi ero più giovane, più ingenua, più condizionabile. Sono mortificata. Davvero.

Tra l’altro è successo davanti ad un discreto numero di persone. Una bella mega frisellata con parenti, amici e perfetti sconosciuti. In un contesto del genere uno magari è portato a pensare che sarebbe più appropriato non sporcarsi troppo le dita, rispettare una certa etichetta.

E invece no. La decenza è decenza.

E una frisella non si mangia mai con la forchetta. Mai. È oltraggioso.

Sono stata minacciata. Mi hanno detto che sarei stata bandita dalla mia terra, che avrei vissuto in esilio come Napoleone, che avrei subìto una pena del contrappasso peggiore della somma delle pene pensate da Dante per tutti i gironi del suo Inferno.

friselle e verdure

È bastato il primo tintinnio metallico nel mio piatto per avere tutti gli occhi puntati addosso. Manco mi fosse sfuggito il più sonoro dei peti nel più religioso dei silenzi. Mi sono immobilizzata come se ci fosse una squadra di artificieri pronta a farla brillare quella forchetta. In un attimo mi è passata davanti agli occhi tutta la mia brillante carriera da mangiafrisella.

Ho risentito quelle dure ciambelle dorate scrocchiarmi- pardon “ROZZULARMI” – ancora sotto i denti.

Ho rivisto quell’ineguagliabile disco di pane biscottato dipinto col rosso seme di un pomodoro e un lucente filo d’olio. Mi sono risuonate nelle orecchie le parole di mia zia, mentre sedevamo tutti a tavola sotto quel suo porticato grezzo: “non la ssuppare mutu, ca ddenta tutta pla-pla”. Traduzione: non lasciarla troppo nell’acqua, che diventa molle.

Sì, perché questa è l’altra regola d’oro dell’arte di mangiare una frisella.

Mai spapparla, mai inforchettarla.

Il resto è tutto colore e fantasia nella più gustosa e variopinta versione di self service che un piatto avrà mai l’onore di conoscere. Pomodori, olive, rucola, erba di mare, cipolle, capperi, poponelle, ma anche fichi freschi. Insomma, fate un po’ voi.

Non vi sognate l’ananas, però. Mi raccomando. Se no finirete per fare compagnia a me e a Napoleone sull’isola di Sant’Elena.

 

Tag: Frisella, Salento, Tradizione

Categoria: UN BOCCONE

UN PO' DI ME

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Passeggio, assaggio, osservo, ascolto.
Mi faccio spesso travolgere dall’onda delle mie ben poco raffinate emozioni.
Esperta di nulla, curiosa di tutto, vivo nella convinzione che la bellezza è nell’occhio di chi guarda, il gusto nel palato di chi assapora, lo stupore nella mente di chi si lascia sempre un po’ sbalordire.
In fondo il sole scende ogni giorno sotto la linea dell’orizzonte. Ma il tramonto è tutta un’altra cosa.

 

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