Il senso degli occhi

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Diversi anni fa un mio amico decise di farmi un regalo di compleanno singolare. Con la complicità di mia sorella, lui e altri due amici vennero a prenderci da casa, mantenendo il riserbo più assoluto sulla destinazione. Mi fecero salire in macchina e mi bendarono gli occhi. Per quel che ne so fecero anche un po’ di giri a vuoto, per assicurarsi che perdessi l’orientamento. In tutta franchezza quei giri furono completamente superflui, visto che io l’orientamento lo perdo con assoluta scioltezza anche ad occhi spalancati e con il navigatore che mi chiede “Senti un po’, Colombo, ti decidi a seguire le mie indicazioni o punti a qualche nuova terra sconosciuta?”
Dopo un tempo che non saprei definire, arrivammo a destinazione. Scendemmo tutti dall’auto ed io fui portata davanti alla mia sorpresa. Quando aprii gli occhi mi ritrovai tête-à-tête con un cavallo. Uno splendido cavallo bianco.
Eravamo in un maneggio, e il mio regalo fu un pomeriggio trascorso lì, in compagnia dei miei amici e dei cavalli.
Fu un regalo per me del tutto inatteso, e fu una giornata straordinariamente piacevole.
Ricordo che nessuno di noi aveva con sé un telefono o una macchina fotografica. Può sembrare strano, ma stiamo parlando di più di 15 anni fa, un lasso di tempo sufficientemente lontano dall’epoca attuale. Io possedevo una piccola macchina fotografica digitale. Ero già entrata nel vortice delle foto scattate e non stampate, avevo cominciato a rinunciare due volte al piacere: il piacere di vivere il momento, perché troppo presa dall’immortalarlo, e il piacere di riviverlo, perché troppo pigra per fare una selezione in mezzo a quella giungla indiscriminata di foto.
Ma quella volta, più per caso che per volontà, non portai la macchinetta con me e così mi ritrovai a non avere nulla che potesse conservare quelle impressioni.
Nulla, tranne i miei stessi occhi. Li usai, e ne fui felice.
Al netto di qualsivoglia distrazione, colsi ogni sfumatura di quella giornata.
Mi entrò negli occhi, nella mente e nel cuore. E da 16 lunghi anni è stampata nitidamente lì, in triplice copia.
E ogni tanto quell’album mi scorre inconsapevolmente davanti agli occhi. Come ieri, mentre passeggiavo sul lungomare al tramonto.
Guardavo delle anatre insieme ai miei marmocchietti. Le vedevamo immergere la testa nell’acqua, spiumarsi il petto, planare sulla superficie del mare starnazzando.
Ad un tratto ho alzato gli occhi e ho visto il sole che tramontava. Scendeva, rosso e pieno, dietro i pini d’Aleppo dell’isola dei Conigli. Aveva infuocato il cielo su cui si stagliava, e riversava nel mare quell’esubero sanguigno, allungandolo tra le creste delle onde. Al di sopra delle sue sfumature rosate, una lunghissima nuvola sembrava essere il sipario all’austriaca di quella notte che calava sul giorno.
D’istinto ho preso lo smartphone per fotografarlo. Ma quando tra me e il sole si è intromessa la lente della fotocamera ho sentito che, una volta di più, avrei perso il senso degli occhi, dello sguardo e del ricordo.
Ho rimesso in borsa il telefono.
Mi sono seduta e sono rimasta lì a vedere il sole sparire tra quei pini, dentro un mare che ne beveva il colore, sotto quel sipario che lo sovrastava silenziosamente.
Che quella foto, se l’avessi scattata, l’avrei lasciata tra le centinaia di foto che affollano la memoria del mio telefono. E un giorno l’avrei cancellata, alla ricerca di un po’ di spazio. Senza neanche degnare della minima attenzione quel momento che ieri, invece, chiudeva in sé il senso degli occhi.

 (L. Gaballo)

#frisellaedintorni #pensierisfusi

Tag: Salento, Ricordi

Categoria: #Pensierisfusi

UN PO' DI ME

Foto profilo

Passeggio, assaggio, osservo, ascolto.
Mi faccio spesso travolgere dall’onda delle mie ben poco raffinate emozioni.
Esperta di nulla, curiosa di tutto, vivo nella convinzione che la bellezza è nell’occhio di chi guarda, il gusto nel palato di chi assapora, lo stupore nella mente di chi si lascia sempre un po’ sbalordire.
In fondo il sole scende ogni giorno sotto la linea dell’orizzonte. Ma il tramonto è tutta un’altra cosa.

 

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