Keep calm and Cecamariti

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Ok. Questo è il prototipo perfetto di una giornata incasinata. Una di quelle giornate in cui ti svegli e dici: “wow… oggi, spesa a parte, non ho molto da fare”.

E poi ti accorgi che uno dei tuoi amati pargoli ha esondato giusto nei 10 minuti di permanenza nel lettone. Ovviamente bagnando tutto, anche le lenzuola innocenti che erano ancora riposte nell’armadio.

Ok. Don’t panic. Dio benedica le lavatrici. E le traverse, con cui ormai avvolgi provvidenzialmente anche i cuscini. Perché va bene la fiducia nei cuccioli d’uomo, ma il materasso in umido proprio no, grazie. Fra te e la giornata perfetta c’è una lavatrice imprevista di mezzo e un letto da rifare. Nessun problema. Ci può stare. Sfili le lenzuola, infili il tutto in lavatrice e l’occhio ti cade sul tuo adorato stendino. Pieno. Come da copione.

Ok. Don’t panic. Raccogli i panni dallo stendino e poggi momentaneamente sulla sedia accanto. Occupata. Come da copione.

Ok. Don’t panic. Raccogli i panni dallo stendino, li sommi a quelli della sedia, invadi il tavolo della cucina e ti dedichi al gratificante “spiega e piega”. Un’ora dopo tutto è splendidamente ordinato in quadrotti. Passo successivo: cassetti. Sarebbe un’operazione relativamente veloce se non fosse che gli ultimi panni lasciati sullo stendino avevano le maniche corte e da dieci ore, invece, è arrivato il gelo.

Ok. Don’t panic. Visto che siamo in ballo non ci vorrà poi tanto a mettere in piedi un cambio di stagione. E così ti tuffi nella terza operazione non programmata della tua ex mattinata libera. Ovviamente, mentre sei impantanata nel cambio di stagione di un’intera famiglia, arriva la telefonata che tanto desideravi. “Amore, c’è stato un cambio di programma. Oggi torno a pranzo. Ci vediamo tra poco.”

Ecco. Magnifico. Inutile dire che tu ormai avevi programmato di mangiare un pacco di crackers per pranzo e che farti cogliere impreparata a tre quarti d’ora dall’orario fatidico un po’ ti scoccia. Ed inutile dire che nel frigo c’è l’eco, perché la spesa che avevi previsto di fare ha perso svariati posti in classifica, scalzata dal letto bagnato, dalla lavatrice, dallo stendino occupato, dai panni che attendevano di essere piegati dall’ultima guerra punica e dal cambio di stagione di una stagione arrivata senza preavviso. Niente pesto, niente sugo, la pasta al burro non si può sentire. Hai giusto un paio di formaggini, di quelli che usi per la minestrina per i bimbi, ma hai la sensazione che non apprezzerebbe.

Ok. Don’t panic.

Per un fortunatissimo caso, ti rendi conto che non solo avrete di che sfamarvi, ma lo farete anche con gusto. La soluzione alberga tra due avanzi: i piselli del giorno prima e una forchettata di cicorie. Mia nonna li chiamava “piselli alla cecamariti”. Ho scoperto che si chiamano così perché, essendo un piatto all’apparenza molto elaborato, riuscivano a distogliere l’attenzione del marito che, rientrando dal lavoro e trovando questa pietanza, non si faceva cogliere dal dubbio che la moglie potesse aver impiegato la mattinata in modi più… ehm… creativi.

Ora, mi sono documentata e so per certo che potete preparare un buon piatto di piselli alla cecamariti anche se non avete trascorso la mattinata col vostro compagno di giochi preferito. Quindi la ragione per cui ricorrere a questo piatto di recupero sceglietela liberamente. Il procedimento non richiede OBBLIGATORIAMENTE tresche amorose. Ciò che invece vi occorrerà saranno dei piselli secchi, della verdura e del pane raffermo. Se il tutto vi avanza da precedenti pasti, il gioco si fa davvero in pochi minuti, perché, detto in soldoni, si tratta di friggere il pane in tocchetti e di unirlo a piselli e verdura, rimestando il tutto. Ovviamente potrete anche prepararli partendo da zero, nel caso in cui il vostro scopo non sia quello di recuperare gli avanzi o di nascondere una scappatella. Otterrete comunque un ottimo “scarfatu” o “scurdijata” o “marenna”, solo che non lo farete con gli stessi tempi di Usain Bolt.

Vi ho fatto venire voglia e non sapete da dove cominciare? Eccovi i suggerimenti di Massimo Vaglio, tratti dal suo libro “La cucina del Capo di Leuca”. Bon appétit!

“(…) per prepararla vi occorrono delle verdure lesse, particolarmente indicate le cime di rapa, e dei buoni piselli secchi che dovrete tenere a bagno per un’intera notte. Cuocete i piselli ammollati, a regola d’arte, in una pignatta di terracotta preferibilmente al fuoco del camino. Schiumateli appena ne noterete la necessità ed unite un cipollotto, una costa di sedano, un mazzetto di prezzemolo, una croce di olio di frantoio e, volendo, qualche pomodorino da serbo pelato e triturato. Cuocete fino ad ottenere quasi la consistenza di una purea. In una padella con dell’altro olio fate friggere dei tocchetti di pane casereccio salentino raffermo, sino a fargli acquisire un colore oro bruciato, unite ai piselli insieme alle verdure, condite con abbondante olio e amalgamate il tutto rimestando diligentemente. Vanno gustati subito affinché il pane rimanga piuttosto consistente, accompagnati da un sano e corposo rosso del Salento. (…) Nella tradizione del Capo di Leuca ne esistono molte varianti che, a seconda della stagione, prevedono l’abbinamento a varie verdure lessate o stufate, generalmente rape e cicorie in inverno e peperoni fritti e altre verdure di stagione in estate.”

 

 

Tag: Gusto, Salento

Categoria: UN BOCCONE

UN PO' DI ME

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Passeggio, assaggio, osservo, ascolto.
Mi faccio spesso travolgere dall’onda delle mie ben poco raffinate emozioni.
Esperta di nulla, curiosa di tutto, vivo nella convinzione che la bellezza è nell’occhio di chi guarda, il gusto nel palato di chi assapora, lo stupore nella mente di chi si lascia sempre un po’ sbalordire.
In fondo il sole scende ogni giorno sotto la linea dell’orizzonte. Ma il tramonto è tutta un’altra cosa.

 

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