La zeppola (quasi) segreta

Pubblicato il

Avete mai provato ad organizzare una sorpresa puntando sulla complicità di due bimbi? È un errore imperdonabile.

Figuratevi poi quando ci sono di mezzo la festa del papà e le zeppole di San Giuseppe. Due bimbi di tre e cinque anni, soprattutto quando fermentano, scoppiettano e ribollono dalla voglia di mostrare la loro opera, sono dei testimoni troppo scomodi. Il loro silenzio non si può comprare. Anzi, più cercherete di farvi promettere di non svelare ciò che hanno visto e sentito, più non vedranno l’ora di farlo.

Accadde così, che in un weekend come tanti, a ridosso dell’attesissima festa del papà, mi venne in mente la brillante idea di lanciare una proposta: “Che ne dite se domani pomeriggio andiamo a fare le zeppole per papà a casa della nonna?”

Ovviamente la discussione non poteva chiudersi qui. Stolta io ad averlo pensato. È stata necessaria una descrizione vivida e dettagliata di ciò che è una zeppola e del ruolo che ciascuno di loro avrebbe giocato nella preparazione. E tra granellini di zucchero, crema pasticcera e crema al cioccolato, i loro piccoli occhi sognanti vagavano già perdutamente innamorati. E va be, innamorarsi di una zeppola è piuttosto semplice. Mia nonna le faceva sempre per la festa del papà. Ne preparava la stessa quantità della pasticceria centrale del suo paese. Eravamo 9 nipoti, più – naturalmente – relativi genitori. Quindici golosissime gole da soddisfare. E mia nonna non era una da assaggi. Preparava quelle zeppoline tutte uguali, dorate, deliziose.

Spesso mi sono ritrovata ad andare da lei mentre erano ancora in fase di preparazione. L’odore che si sprigionava dalla sua cucina si avvertiva distintamente fin dall’ingresso del suo cortile. Sulla tavola del tinello c’erano decine di zeppole. Quelle già fritte, messe lì a sgocciolare, quelle già coperte di zucchero, quelle ancora da cuocere.

Quelle pronte, invece, già guarnite con un cerchio di crema pasticcera e un ricciolo di crema al cioccolato, le metteva da parte. Ordinatamente riposte in un vassoio ovale con disegnini azzurri, lontane da occhi e mani.

Lei era lì, in piedi vicino alla sua cucina, la schiumarola in mano.

Io e i miei fratelli abbiamo avuto un’educazione piuttosto rigida. Non chiedevamo mai, e spesso rispondevano di no anche quando in realtà avremmo voluto dire di sì. La nonna questo lo sapeva, d’altro canto era in parte matrice di quell’educazione. Ma si sa, con i nipoti ci si ammorbidisce. E lei non aspettava che fossimo noi a chiedere. “Na, ‘ssaggiàtine una cu lu zuccaru, ca no sacciu se so bbone.” E il nostro assaggio veniva investito di un ruolo e diventava necessario, obbligatorio.

Che posso farci? Quel sogno e quell’amore mi sono rimasti addosso. Ed è stato bello riproporlo ai miei marmocchietti, curiosi e golosi come me.

Certo, tenerli a freno davanti alle ciotole di crema ha richiesto un certo impegno. Così come tentare di non far svelare tutto in anticipo. E, purtroppo, in questo ho miseramente e doppiamente fallito. Sì, perché oggi l’attesissimo papà non aveva neanche varcato la soglia di casa, che una delle mie piccole spie (quella sul cui silenzio effettivamente nutrivo i dubbi maggiori) si è fiondata alla porta e, senza nemmeno un buonasera di apertura, ha iniziato a recitare a gran voce:

“per la festa del papà,

ho pensato là per là …”

E i miei tentativi di stopparla hanno solo peggiorato il tutto: “eh uffa, mamma! Hai detto che dopo la poesia possiamo mangiare le zeppole che abbiamo fatto! Fammela dire!”

Ecco qui. Cotto e mangiato. Per la serie “come spoilerare ad arte qualunque finale”.

Tag: Gusto, Salento

Categoria: UN BOCCONE

UN PO' DI ME

Foto profilo

Passeggio, assaggio, osservo, ascolto.
Mi faccio spesso travolgere dall’onda delle mie ben poco raffinate emozioni.
Esperta di nulla, curiosa di tutto, vivo nella convinzione che la bellezza è nell’occhio di chi guarda, il gusto nel palato di chi assapora, lo stupore nella mente di chi si lascia sempre un po’ sbalordire.
In fondo il sole scende ogni giorno sotto la linea dell’orizzonte. Ma il tramonto è tutta un’altra cosa.

 

Altri articoli della categoria "UN BOCCONE"

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *