Ma come si chiamava quel folletto che faceva le treccine ai cavalli?

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Non molto tempo fa in casa mia si è aperto il capitolo “incubi”.
Il più grande dei miei marmocchietti, ad un certo punto della sua esistenza, senza apparente ragione, mi disse che aveva paura nientepopodimeno che dei tifoni.
Ora, non vivendo esattamente nel Sud-est asiatico, mi parve alquanto singolare come paura. Non avevamo visto immagini in tv, non avevamo trattato l’argomento in famiglia. Quando gli chiesi spiegazioni mi disse con candore che il tifone era un “vento brutto e monello”. Evidentemente qualcuno gliel’aveva descritto così. Niente di grave, nella mia testa. Nella sua, però, il tifone era diventato un mostro ventoso con tanto di denti e unghiacce. Per diverse notti di fila si svegliò nel bel mezzo del sonno più profondo decisamente impaurito. Poi, un giorno, una mia amica mi diede un suggerimento che si rivelò molto utile. Il mio marmocchietto disegnò su un foglio il vento monello (ed era assai brutto, non c’è che dire). Poi prese quel foglio, lo appallottolò e lo gettò via. Da quella sera il caso fu archiviato e tornammo a dormire sonni sereni.
Laddove spiegazioni e rassicurazioni avevano fallito, un cestino per la carta aveva trionfato.
Ma, di recente, l’argomento è tornato a tenere banco. Questa volta il testimone è passato all’altra dei miei pargoli. Cambio di soggetto, ma copione medesimo. Un mostro non meglio identificato pare venisse a farle visita in sogno di tanto in tanto. Questa volta il cestino non ha funzionato, vai a sapere perché. E neanche le rassicurazioni, le lucine accese, le coccole e compagnia bella. D’improvviso la soluzione è piovuta dal cielo da sola. Ho visto la mia marmocchietta armarsi di colori, forbici e nastro adesivo. Ha colorato una striscia di carta, l’ha ritagliata e l’ha attaccata alla porta della sua cameretta.
“Così non passerà” ha sentenziato con irremovibile convinzione. Che lo sanno tutti che davanti ad un simile repellente, qualunque mostro scapperebbe a gambe levate.
La soluzione – pensata e realizzata da lei in totale autonomia – ha funzionato. Al riparo di quella striscia colorata, nessun mostro è stato più in grado di valicare quel passo e tutti siamo tornati a dormire sereni. Strana faccenda quella del sonno e dei mostri. È curioso scoprirsi tanto vulnerabili davanti al proprio inconscio, semplicemente chiudendo gli occhi.
Quando eravamo piccole io e mia sorella, per un certo periodo abbiamo avuto paura del folletto che faceva le treccine ai cavalli. Come si chiamava? Carcarulu? Sciacuddhri? Scanzamurieddhru? Boh. Di nomi ne ricordo vari, ma non ricordo assolutamente per quale ragione ci facesse tanta paura un folletto che realizzava treccine non “strecciabili”. Di una cosa sono certa, però: la suggestione era talmente forte che, entrando in camera, controllavamo sempre sotto ai letti. Io sotto al suo e lei sotto al mio, per ragioni che tuttora ignoro completamente. Forse era quella la nostra “striscia colorata” contro quel folletto dispettoso. Prendevamo coraggio spalleggiandoci a vicenda. A ripensarci adesso mi viene da sorridere.
Ora non mi sognerei mai di controllare sotto al letto. E poi ho un letto basso, di quelli con la struttura che poggia direttamente sul pavimento, lasciando uno spazio di mezzo centimetro al massimo. Nessun folletto potrebbe mai infilarcisi sotto. E comunque ora sono grande, e ovviamente affronto razionalmente questi argomenti. Molto razionalmente.
Vado. Devo incollare sulla porta una striscia colorata. Se funziona per i mostri, magari funzionerà anche per i folletti, no?

 

Tag: Folletti, Ricordi

Categoria: DUE CHIACCHIERE

UN PO' DI ME

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Passeggio, assaggio, osservo, ascolto.
Mi faccio spesso travolgere dall’onda delle mie ben poco raffinate emozioni.
Esperta di nulla, curiosa di tutto, vivo nella convinzione che la bellezza è nell’occhio di chi guarda, il gusto nel palato di chi assapora, lo stupore nella mente di chi si lascia sempre un po’ sbalordire.
In fondo il sole scende ogni giorno sotto la linea dell’orizzonte. Ma il tramonto è tutta un’altra cosa.

 

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