Se Maometto non va alla montagna…

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Pietra di Noto. Beige. Così si chiama la piastrella che scelsi vari anni fa per il pavimento della mia casa.
“Ce l’abbiamo anche in altri colori” propose il venditore. NO.
“Vedi che è troppo chiaro” sentenziò mia madre “cussì ti criepi”. NO.
“Le fughe ti conviene cu le faci nu pocu cchiu scure” mi disse il piastrellista dopo aver posato il mio chiarissimo pavimento. NO.
Il mio pavimento mi piacque da impazzire. Piastrelle grandi, 50 per 50. Chiare, chiarissime, con fughe tono su tono. Sapevo che sarebbe stato un amore difficile, ma quando si è giovani ci si illude di poter far tutto. Ci si illude di poter lavare ogni sera e con il cuore di allegrezza pieno. Ci si illude che la polvere sarà così gentile da non avere mai l’ardire di posarsi in casa tua. Ci si illude che nessuno busserà mai alla tua porta quando fuori piove o è scirocco. Ci si illude.
Tornassi indietro, ora lascerei il cemento grezzo. Che ogni volta che cammino sul mio diafano pavimento vedo l’opera dei miei sbriciolatori professionisti snodarsi piastrella dopo piastrella, dalla cucina al corridoio fino ad arrivare alla sala. E penso che neanche se fossero fluorescenti potrei vederle meglio, quelle centinaia di adorabili briciole.
E le macchie. Da dove sbucano? Come fanno ad essere sempre così tante, così tenaci, così ostili al mocio?
Per coerenza ed orgoglio, naturalmente, difendo ancora con fermezza la mia scelta. E di fatto il mio pavimento mi piace, mi piace molto. Appena finisco di pulirlo, quantomeno. Questo idillio dura ogni volta non più di 15 minuti. Poi un modo per vanificare i miei sforzi e inficiare la mia passione qualcuno lo trova. Sempre.
L’ultima trovata, però, è stata decisamente da Guinness.
Si sa che del silenzio dei bimbi è sempre bene diffidare. Che solitamente, quando sono in silenzio, segno buono non è mai. La loro fantasia supera abbondantemente ogni mio più audace sforzo. Ma nel caso specifico, forse, un po’ me la sono voluta.
Perché lasciare una bimba sola in una stanza con dei colori è già un gravissimo sbaglio. Ma aveva davanti a sé il libro nuovo di zecca di Rapunzel, che lei adora.
Novantacinque pagine da colorare. NOVANTACINQUE. NOVANTA CINQUE.
Novantacinque pagine sfogliate con profondissimo stupore e straordinaria ammirazione appena dieci minuti prima. Io l’avevo vista la meraviglia sincera e profonda. Avevo colto la voglia incontenibile di mettersi all’opera su quelle pagine bianche. Perché colorare le piace molto. Davvero.
E quindi, nulla. Una si illude di poter fare la pipì in santa pace, una volta ogni tanto. Giusto? Sbagliato! Perché Rapunzel può attendere, dopo tutto. Il mare, invece, no. E al mare io avevo promesso di portarcela ieri pomeriggio, prima che un infingardo raffreddore si infilasse tra noi e i nostri piani. Pazienza, mi sono detta, sottovalutando che ormai la miccia era stata accesa.
E così, mentre io avevo accettato con pacata rassegnazione quel rinvio, il cuore di mia figlia, evidentemente, ancora pulsava di vivo desiderio. Bisogna dire che mia figlia, da brava salentina, ama il mare. Stravede per il mare. Lo guarda con due piccoli occhi estasiati e colmi di felicità. Ma ieri pomeriggio lei sapeva che ormai il programma era saltato e io mi ero illusa che, complice Rapunzel in bianco e nero, lo avesse accettato di buon grado.
E, invece, ieri ho capito cosa possono fare una “pietra di Noto”, un colore celeste e una bimba innamorata del mare, messi sotto lo stesso tetto. Il tutto nel breve intervallo di una pipì.
Sì, avete capito perfettamente. Una piastrella, con relative fughe, colorata di un sognante celeste. E il bello è che le mie proteste sono morte lì, sul nascere.
Perché cosa mai si può obiettare a una bimba che giustifica la sua opera dicendo “ma guarda, mamma, così è più bello…abbiamo il mare anche se sto raffreddata!”?.
Touché. E tanti saluti Pietra di Noto.

Tag: Mare, Salento

Categoria: DUE CHIACCHIERE

UN PO' DI ME

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Passeggio, assaggio, osservo, ascolto.
Mi faccio spesso travolgere dall’onda delle mie ben poco raffinate emozioni.
Esperta di nulla, curiosa di tutto, vivo nella convinzione che la bellezza è nell’occhio di chi guarda, il gusto nel palato di chi assapora, lo stupore nella mente di chi si lascia sempre un po’ sbalordire.
In fondo il sole scende ogni giorno sotto la linea dell’orizzonte. Ma il tramonto è tutta un’altra cosa.

 

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