Né lento, né veloce

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Da qualche tempo mio figlio ha imparato a leggere. Legge ogni cosa, misurando le sue capacità con ciò che gli si para davanti: il cartone del latte, il segnale stradale, l’insegna di un negozio, il 6×3 sulla circonvallazione, le scritte irripetibili sui muri del paese. A volte coglie il senso di ciò che legge, altre volte, quando intravedo una scritta di dubbio gusto sulla parete che stiamo costeggiando, consapevole che proverà a leggerla, cerco di dribblare, di cambiare strada, di indirizzare altrove la sua innocente curiosità. Il tutto tra le sue proteste, perché, ovviamente, lui ignora per quale ragione io sterzi all’improvviso mentre sta sillabando con piena soddisfazione un bel “vaf-fan….”.
Non è mia intenzione tarpare le sue ali e mi rendo conto che questa cosa della lettura è una novità straordinaria. Né voglio abbattermi su di lui come cieca e bigotta censura. Diciamo che sto cercando di fare un po’ di selezione tra i testi con cui può esercitarsi, lasciandogli il bello delle sue scoperte di bimbo, il più possibile depurato dalle nostre brutture di grandi. Va be.
Tra le varie scritte con cui si misura ci sono, naturalmente, quelle del bagno. Dentifrici, shampoo, saponi, bagnoschiuma: il bagno, si sa, è da sempre fonte di grandi spunti.
L’altro giorno, ad esempio, ha preso di mira la mia crema viso.
Non uso sempre lo stesso prodotto. Quello che attualmente troneggia sul piano al lato del mio lavandino è un piccolo vasetto bianco con sottili scrittine azzurre, una delle quali, un po’ più grande delle altre, riporta la parola “antiage”. Non so perché ho comprato proprio quella, perché in media devo ammettere che le questioni di estetica mi interessano davvero poco. Non sono mai aggiornata in materia di trucco e parrucco, non ho mai messo un rossetto e non saprei nemmeno come metterlo. E non sono nemmeno certa di aver comprato quella crema consapevolmente. Può darsi che io l’abbia presa a caso, oppure può darsi che a guidare la mia mano sia stato il mio inconscio perché, inutile negarlo, di certo sto invecchiando.
Fatto sta che c’è, è lì, sulla mensola, accanto al tubetto di dentifricio dei miei bimbi, sul quale una fragola dall’aria simpatica e amichevole si sta lavando i denti.
Ovviamente, ho immaginato subito che sarebbe scattata la domanda fatidica.
“Cosa significa antiage, mamma?”, mi ha chiesto con una pronuncia ben poco british.
“Significa antietà”
“Cioè? Significa che non ti fa invecchiare?”
“Non proprio… significa che ti fa sembrare meno vecchia. Però invecchi lo stesso.”
“Ma io non voglio che muori”, ha sbottato senza tanti giri di parole. Perché il bello dei bimbi è questo. Puoi anche infiocchettare la realtà per renderla più dorata ai loro occhi, ma loro hanno la straordinaria capacità di andare dritti al dunque, epurandola di tutti i grovigli che la complicano e sbattendotela in petto con prodigiosa semplicità.
Ora, non ci sono attualmente evidenze che lascino pensare ad una mia prossima dipartita, anche se nella vita non si può mai dire mai. Però che il tempo passi è indubbio, anche se non saprei dire se lentamente o velocemente. Nella maggior parte dei casi non ci penso e basta. Tuttavia ci sono dei momenti in cui realizzo, all’improvviso, che ne è passato, e tanto, e che non tornerà. E questo, solitamente, mi accade per le ragioni più improbabili. L’ultima, nell’ordine, mi è capitata mentre temperavo i pastelli dei miei marmocchietti. I loro primi veri colori a matita, quelli che hanno usato con consapevolezza, che hanno sempre riposto in una piccola scatola rosa e blu, che hanno consumato utilizzandoli con maestria su pagine e pagine di album da colorare e su una moltitudine di fogli in gran parte esposti nella mia coloratissima cucina. Beh, molti di quei colori sono giunti alla loro ultima temperata. Troppo piccini per essere ancora utilizzati. E mi sono resa conto che non li ho visti accorciarsi, pur essendo io l’addetta ufficiale al temperamatite. Non li ho visti rimpicciolirsi, non mi sono resa conto del tempo che scorreva su loro, né sui miei marmocchietti, né su me. O forse me ne sono accorta, ma non me ne sono mai curata, perché i pastelli si ricomprano.
Non me ne sono curata fino a quando non ho pensato di disfarmi di quei pezzettini, testimoni del tempo che è passato. E allora, come sempre mi accade, ho voluto conservarli, ho cercato rifugio nella memoria, nel ricordo.
Che un giorno mi ricapiteranno tra le dita quei colori piccini, e mi ricorderò di quando quattro minuscole manine disegnavano cuori, draghi e principesse, di quando ho realizzato che mio figlio aveva capito il trucco di una crema antiage, di una crema che potrebbe far sembrare che il tempo rallenti, mentre in realtà non ne scalfisce minimamente l’andatura.
Né lento, né veloce. E di quando ho capito che ormai è troppo svelto nel leggere, e sterzare non serve più. Vaf… fan.

Tag: Salento

Categoria: #Pensierisfusi

UN PO' DI ME

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Passeggio, assaggio, osservo, ascolto.
Mi faccio spesso travolgere dall’onda delle mie ben poco raffinate emozioni.
Esperta di nulla, curiosa di tutto, vivo nella convinzione che la bellezza è nell’occhio di chi guarda, il gusto nel palato di chi assapora, lo stupore nella mente di chi si lascia sempre un po’ sbalordire.
In fondo il sole scende ogni giorno sotto la linea dell’orizzonte. Ma il tramonto è tutta un’altra cosa.

 

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