Oltreoceano

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C’è un vento debole che soffia dall’entroterra verso il mare. Sdraiata nel cerchio scuro del mio ombrellone, lo sento spostare la sabbia attorno a me. La nottata è stata movimentata. Senza una vera ragione, in realtà. Di quelle notti in cui la voglia di dormire si schianta contro la stizza del non riuscirci, traducendosi in un conto alla rovescia da te alla sveglia. Con il mento e il naso affondati nell’incavo del mio avambraccio piegato, guardo il mare e i suoi scintillii dorati. C’è poca gente, ancora. Poco rumore, pochi passi. Ad un centinaio di metri dalla costa, l’albero di una barca a vela oscilla pigramente al ritmo del vento e delle deboli onde. Sembra un pendolo, il suo ondeggiare ha un qualcosa di rilassante ed ipnotico. Rimango ferma a guardarlo, respirando passivamente l’odore della crema che ho steso sulle braccia qualche ora prima. Uno dei tanti odori a me familiari.
Questa faccenda degli odori è una roba seria, una cosa a cui per anni non ho mai dato il giusto peso. Però ora, ipnotizzata da una barca, stordita da una nottata insonne, immobile sul mio stesso gomito, finisco per seguire un filo di pensieri che è più una scia olfattiva che altro. Tanto più che uno strano ometto con maglietta bianca e boxer di un discretissimo verde pistacchio si è appena affacciato sulla spiaggia, urlando nel suo megafono: “Fooocaccia col pachino! Il rustico! La pitta! La cipollata! Le polpette al sugo! Le pucce!”
Non ha nulla con sé, si ferma a pochi passi dal suo Berlingo bianco e grida. Di certo è lì che ha tutto. Non mi serve vedere i suoi piatti, non occorre averli davanti. Sono i piatti della mia terra, li conosco bene, e quegli odori mi sembra di sentirli attraverso i finestrini chiusi e distanti.
Ci sono stati giorni in cui, a farmi compagnia, erano proprio gli odori.

Non ho vissuto a lungo lontana dalla mia terra, ma per un po’ l’ho fatto. Tra le altre cose portai con me l’olio, la salsa e dei vasetti di pomodori pelati di mia madre. Condividevo la casa con tre ragazze, di cui una era mia cugina. Una domenica stavo preparando il sugo. Lei rientrò da una passeggiata e mi disse: “che odore di casa di zia Lucia”. Fu in quella circostanza che, per la prima volta, mi fermai consapevolmente a riflettere su ciò che forse ognuno di noi percepisce da sempre: il potere di un odore. Quel giorno casa mia mi mancò un po’ meno.
Da allora ho sempre fatto caso all’importanza di ciò che si imprime nella memoria attraverso il suo odore.
Così, la risposta di Daniela alla mia domanda “dove ti rifugi quando ti manca casa?” non mi ha sorpreso.
Daniela vive oltre l’oceano Atlantico, in un paesino vicino a Detroit, una città del Midwest circondata dai grandi laghi. La conosco da quando avevo 10 anni. Frequentava la scuola media con mia sorella. Era ed è una ragazza dalla mente brillante, con un semplice, disarmante sorriso. La ricordo timidissima, con una vocina delicata e garbata. Dopo anni senza mai incrociarla, Facebook ci ha ricatapultate l’una nella vita dell’altra. Mi incuriosisce la sua vita tanto lontana, che immagino scandita in un modo completamente differente dal mio. Mi incuriosiscono le differenze e le analogie che cerco quasi sempre di trovare tra me e chi, come me, è cresciuto qui, con i piedi nella sabbia dorata dello Ionio.
La vita, le scelte più o meno consapevoli, mi hanno voluto ancora qui. Almeno per ora.
Le scelte di Daniela, invece, l’hanno portata lontana. Almeno per ora.
OltreoceanoQuando fece il suo primo biglietto per gli States, Daniela era già lontana dal Salento da un pezzo. Aveva studiato a Torino e lavorava da un po’ nel settore dell’automotive. Poi, una presentazione dell’azienda per cui lavorava ad un responsabile di riferimento negli USA e, poco dopo, l’offerta, inaspettata e improvvisa, di andare a lavorare lì, in un altro Stato, in un altro continente.
Oltreoceano.
Le vite degli altri ci arrivano sempre ovattate. Le loro gioie, i loro dolori, le loro rinunce, le loro fatiche, sono filtrati tutti dalla distanza che abbiamo con la loro quotidianità. Eppure ne percepiamo il peso.
Daniela partì due giorni prima della laurea di suo fratello. Ci provò, a rinviare. Ma nulla. Ne ascoltò la proclamazione dall’altra parte del mondo, al telefono, tra lacrime di gioia e di amarezza, sentendo da subito tutto il peso della sua scelta, della sua nuova vita.
Poi, piano piano, ci si costruisce un proprio habitat in quello comune. Si cerca il proprio passato nel proprio futuro, perché spesso non si è disposti a lasciarlo andare. Si cercano i luoghi in cui si è cresciuti in quelli in cui si vivrà. Come lei, che ha cercato il nostro mare sulle coste del lago Michigan. Acqua cristallina, mi ha detto, ma gelida.
Lì, oltreoceano, Daniela ha trovato la sua famiglia in un gruppo di ragazzi italiani, di Bologna, che lavoravano nel suo stesso settore.
Oltreoceano, ha preparato le nostre lasagne nella teglia che gli americani usano per il tacchino del thanksgiving, ritrovandosi così a mangiare lasagne per una settimana.
Ha imbarcato il pc del lavoro, per non sforare col peso e potersi portare il suo Salento. Le friselle, i taralli, il caffè Quarta, il vino Cupertinum Cantina del Salento, il limoncello e il mandarinetto di papà, i purciddhruzzi.
Oltreoceano, ha assaggiato la polenta, le tigelle, i cappellacci con la zucca. Tutto rigorosamente fatto in casa da quegli amici italiani che addolcivano il peso di quella enorme distanza.
Oltreoceano, ha chiamato sua figlia “Azzurra”, come quel mare che continua a portare nel cuore.
Oltreoceano, sente il contrasto tra le sue giornate piene e quel vuoto che niente potrà mai colmare.
Oltreoceano, ancora oggi, cerca la sua terra nei profumi.
“Dove ti rifugi quando ti manca casa?”
“Quando ho voglia di “casa”, resto a casa. Apro un barattolo della dispensa, chiudo gli occhi e immagino di stare lì”.

Tag: Salento

Categoria: DUE CHIACCHIERE

UN PO' DI ME

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Passeggio, assaggio, osservo, ascolto.
Mi faccio spesso travolgere dall’onda delle mie ben poco raffinate emozioni.
Esperta di nulla, curiosa di tutto, vivo nella convinzione che la bellezza è nell’occhio di chi guarda, il gusto nel palato di chi assapora, lo stupore nella mente di chi si lascia sempre un po’ sbalordire.
In fondo il sole scende ogni giorno sotto la linea dell’orizzonte. Ma il tramonto è tutta un’altra cosa.

 

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