Pensieri proibiti d’Aprile: voglia di un fico d’India fuori stagione

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Leggenda vuole che le voglie di una donna incinta vadano sempre assecondate.
Cosa potrebbe succedere al nascituro qualora la madre decidesse di reprimere tale incontenibile desiderio? Lo ignoro. Ma mi sono state spesso descritte scene da “Apocalypse now” che facevano passare la voglia di resistere alle voglie.

Non starò qui a discutere sulla validità scientifica delle teorie che ruotano attorno a quest’impulso. Dirò solo che -in mezzo a tutto lo sbattimento di una gravidanza- riconoscere come diritto inalienabile quello che in altri momenti passerebbe come mero capriccio, ci sta. Punto.
Ovviamente confido in uno stuolo di premurosi cavalieri pronti a saltare in sella al loro bianco destriero al minimo accenno voglioso della propria dama.

Il mio problema, allo stato dell’arte, è che non sono incinta.  Cioè, mi spiego meglio. Non è un problema il fatto che non sia incinta. Il problema è che siamo ad aprile, ho voglia di fichi d’India e francamente non nutro grandi speranze sul fatto di poterli trovare in giro.
E, non avendo nemmeno uno straccio di motivazione valida, dubito che il mio prode cavaliere sia disposto a prendere il primo volo per il Messico al solo scopo di allietare il mio palato voglioso ed inquieto.

E l’aspetto peggiore è che, tutto sommato, non potrei nemmeno dargli torto. Tutt’ al più so che potrei contare sulla sua comprensione e partecipazione, di questo ne sono certa. Anzi, diamo a Cesare quel che è di Cesare: già il fatto stesso che non mi abbia mandato a quel paese per averlo svegliato in piena notte al solo scopo di comunicargli le mie voglie fuori stagione, è stato un atto di considerevole generosità.

Ma, in fondo, anche lui è nato e cresciuto qui. I fichi d’India li conosce anche lui, li adora anche lui. D’estate anche lui si fionda su quella coppa come se non ci fosse un domani.  Anche lui dice “questo è l’ultimo” almeno otto volte, conscio di mentire spudoratamente.
D’altra parte è di fichi d’India che stiamo parlando. E se siamo disposti ad affrontare le spine della pianta e ancor di più quelle della buccia del frutto, una ragione ci sarà… no?

Personalmente credo che i fichi d’India siano strepitosi. Già solo vederli sulla tavola mette allegria. Con quei loro colori accesi e invitanti… gialli, bianchi, rossi, arancioni. Come si fa a non assaggiarne uno di ogni tonalità? Impossibile!

E quella polpa carnosa e succulenta… son talmente buoni che l’unico modo per smettere di mangiarli è vedere il fondo della coppa!
Va be… basta così. Tutto questo parlare di fichi d’India mi sta destabilizzando. Riprendiamo il discorso ad agosto.

Se, nel frattempo, qualcuno di buon cuore dovesse fare un salto in Messico, si ricordi che io sono qui, seduta sotto una pianta di fichi d’India, aspettando l’estate.

 

 

Tag: Estate, Fico d’India

Categoria: DUE CHIACCHIERE

UN PO' DI ME

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Passeggio, assaggio, osservo, ascolto.
Mi faccio spesso travolgere dall’onda delle mie ben poco raffinate emozioni.
Esperta di nulla, curiosa di tutto, vivo nella convinzione che la bellezza è nell’occhio di chi guarda, il gusto nel palato di chi assapora, lo stupore nella mente di chi si lascia sempre un po’ sbalordire.
In fondo il sole scende ogni giorno sotto la linea dell’orizzonte. Ma il tramonto è tutta un’altra cosa.

 

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