Santa Maria di Cerrate: un tesoro visibile e un’acchiatura nascosta

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«Dicono che nella direzione in cui guarda il mostro marino che sovrasta il pozzo, lì si nasconde il tesoro, “l’acchiatura”.»

Boh. Capita, a volte, che alcuni racconti ti prendano saldamente per mano e ti trascinino via prima che tu possa rendertene conto. Un contagio improvviso e irruento. E con il racconto di Giuseppe e Marzia è stato un po’ così. Giuseppe e Marzia sono due miei amici di vecchia data. Di quegli amici con cui inizi a parlare e ti dimentichi che il tempo non si ferma per il tuo piacere. E così eravamo lì, davanti a un caffè, in mezzo alle chiacchiere. E mai mi sarei aspettata che mi avrebbero infuso una dose tanto massiccia di curiosità. In fondo, mi stavano solo mostrando le foto della loro visita all’Abbazia di Cerrate. Ma più parlavano, più cresceva in me la voglia di infilarmi in macchina e correre a vedere di persona questa meraviglia che ho la fortuna di avere a due passi.

Abbazia di Cerrate - interno

Dell’Abbazia di Cerrate ho sentito parlare spesso. Soprattutto di recente, dopo che il FAI ha provveduto ad uno straordinario restauro e alla sua riapertura al culto.

Il fascino quasi millenario di una Chiesa che ci osserva muta col suo carico di storia sulle spalle non è mai cosa da poco. Ma ancor di più mi attrae vedere, tutto attorno ad essa, la vita di allora. Una vita che scorre negli edifici che furono testimonianza della quotidianità dei monaci basiliani prima, e dei semplici contadini, poi. Sì, perché il complesso abbaziale venne modificato nel tempo e i refettori, le celle, gli antichi spazi in cui trascorrevano le loro giornate questi monaci italo-greci, furono integrati e modificati ad uso delle nuove strutture masserizie. È straordinario trovare tracce tanto evidenti della quotidianità di secoli fa. Nella casa monastica, ad esempio, ci sono un mulino per il grano e una stanza del forno. Non so dirvi quanto mi ha stregato l’idea di vedere, l’una accanto all’altra, le fasi che dal chicco di grano portano fino alla cottura del pane. E alla sua timbratura. Proprio così: in quella vita fatta di culto e di voti, era anche previsto che il pane eucaristico (un pane lievitato, non azzimo come nel culto latino) fosse marchiato. E io non l’avrei mai saputo, né immaginato, se i miei amici non mi avessero detto che gli scavi archeologici dell’Abbazia hanno portato alla luce anche questo reperto preziosissimo: uno stampo eucaristico. Gocce di vite lontane, scandite da ritmi diversi, da usi a me ignoti. Aspetti che mi colpiscono in pieno viso con la forza della loro atavica novità.

E di certo il fascino non scema nel museo attiguo, dove sono esposti numerosi reperti, tra i quali anche alcuni strettamente legati alla vita contadina, come quelli attinenti alla tessitura e alla produzione dell’olio. La fatica e la meraviglia di giornate così simili e così diverse dalle nostre. Personalmente ho ricoperto di domande i miei due poveri amici: cos’erano quelle due macine imponenti che dimorano nel museo? E cosa sono quegli affreschi che si susseguono poco distanti? E come mai una delle pareti dell’Abbazia sembra essere stata quasi rimontata frettolosamente come un puzzle sconnesso, con dei volti addirittura all’ingiù?

Troppe domande, lo so. Colpa del contagio.

Museo Abbazia Cerrate

E non vedo l’ora di sentire sulla pelle la stessa emozione che hanno provato loro scendendo nei frantoi ipogei. Quel fresco secolare dei nostri “trappiti”, testimonianza della cura che si aveva per uno dei nostri beni più preziosi.

Lasciate che questo contagio scorra prorompente anche in voi.

Ah, un’ultima cosa. Se ci andate per scoprire dove guarda il mostro del pozzo e per trovare “l’acchiatura” sappiate che il mostro il volto non lo ha più. La leggenda vuole che gli sia stato tagliato da un contadino che, non trovando il tesoro, sfregiò il mostro, assicurandosi così che nessun altro potesse mai trovarlo al suo posto.

Tag: Salento

Categoria: LUOGHI ED EVENTI

UN PO' DI ME

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Passeggio, assaggio, osservo, ascolto.
Mi faccio spesso travolgere dall’onda delle mie ben poco raffinate emozioni.
Esperta di nulla, curiosa di tutto, vivo nella convinzione che la bellezza è nell’occhio di chi guarda, il gusto nel palato di chi assapora, lo stupore nella mente di chi si lascia sempre un po’ sbalordire.
In fondo il sole scende ogni giorno sotto la linea dell’orizzonte. Ma il tramonto è tutta un’altra cosa.

 

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