Tra le onde

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Foto in evidenza di Andrea Gravante.

In un periodo della mia vita non particolarmente facile né felice, mi ricordo che mi trovai a sentire quella che tecnicamente potrebbe essere definita una predica. Sul pulpito, il mio medico dell’epoca. Una persona affabile e accomodante, che, se non fosse per il momento grigio fumo in cui l’ho conosciuto, ricorderei con tinte del tutto positive e brillanti. In un pomeriggio estivo, davanti all’umore più nero che io abbia mai vantato, per risvegliarmi dal torpore e dalla negatività in cui sguazzavo mio malgrado, tirò in ballo Omero, l’Iliade e il concetto stesso di fato nell’antica Grecia.
“Sai cosa successe durante la guerra di Troia?” mi disse con fare estremamente paterno. Ho frequentato il liceo classico, ma non capii subito dove stesse andando a parare. Anzi, lì per lì pensai che avesse solo voglia di scambiare quattro chiacchiere, incurante della folla che si agitava impaziente dietro la porta bianca del suo studio. “Successe che, indipendentemente dal volere degli dei che non ne volevano la caduta, la città cadde. La guerra durò dieci anni e sembrava volgere al meglio per la città. Ma alla fine Troia cadde, perché questo era il suo destino. E neanche gli dei potevano opporsi al Fato.”
In quel particolare momento non mi rese estremamente felice la sua metafora, anzi. Però capii che il suo non era un invito ad abbandonare le armi contro quello che poteva essere un destino già scritto, ma più che altro uno stimolo ad accettare gli eventi con maggiore serenità, a fare il possibile e magari anche l’impossibile, ricordandomi sempre e comunque che c’è un limite. Ad ogni cosa e ad ognuno di noi.
È un ricordo a me estremamente caro. Forse anche perché, in quel caso specifico, la mia vita sfiorò soltanto la tempesta. Credette di esserci entrata dentro, ma in realtà ci passò accanto, risparmiandomi le onde più alte. Da quell’esperienza ho imparato due cose.
La prima è che non è opportuno affrontare discorsi sull’Iliade con un dottore, se dopo di te c’è una folla che non ha nulla da invidiare al pelide Achille quanto a ferocia.
La seconda è che nella vita di onde ce ne saranno un sacco da affrontare, e alcune non ci piaceranno affatto.
E questo, se ci si riflette un attimo, è già un programma alquanto impegnativo. Per quel che mi riguarda, la vita mi ha anche voluto mamma. Il che è una cosa di una bellezza disarmante e sconvolgente, ma è anche una gran bella prova di nervi. Che se già di norma ti chiedi se il tuo incedere è giusto o sbagliato, figuriamoci quando timoni una nave con due piccole creature che prendono appunti guardando proprio te per imparare come si naviga nella vita. Anche se tu di onde ne capisci praticamente quanto loro.
Toccherà stabilire una rotta e tentare di seguirla. E che ci vuole? Nulla di più facile per chi, come me, vive avviluppata dai dubbi. E questo praticamente in tutto. Dai discorsi sui due massimi sistemi del mondo, al caffè che mi sembra che non mi esca mai abbastanza bene. E va be. Pazienza. Imparerò navigando. Qualche volta il mare sarà calmo e il compito sarà facile, altre volte ci sarà da aggrapparsi saldamente e sperare anche un po’ in qualche buona stella.
E in questo strano e oscuro incedere che è la nostra esistenza, spero almeno di riuscire ad insegnare ai miei figli ad affrontarle le onde, anche se a volte ci inzupperanno dalla testa ai piedi e ci faranno venire il mal di mare. Sperando sempre che ci sia quella famosa quiete dopo ogni tempesta.
So bene (o meglio, lo spero) che la mia navigazione è ancora lunga. E so anche che non ho idea di quanto siano alte le onde che mi attendono. Molto, dicono i navigatori più esperti. Me lo ripetono tutti come un mantra: “figli piccoli, guai piccoli. Figli grandi, guai grandi.” Quasi a sottolineare di non farmi troppe illusioni, di non guardare con eccessiva fiducia l’orizzonte. Che indipendentemente dalla rotta che prenderò e dalle onde che mi ritroverò a solcare, il kraken è proprio lì, ad una decina d’anni di navigazione da me. Qualunque sia la direzione che prenderò. E va be, faremo anche la sua conoscenza, se del caso. Speriamo almeno di incrociarlo in un giorno in cui non sia pure di cattivo umore.
Nel frattempo, mentre provo a navigare con gli strumenti a mia disposizione, mi godo le perle di saggezza del più piccolo dei miei scriccioli che proprio ieri, davanti al mio divieto di entrare in un mare un po’ troppo agitato, mi ha risposto: “Mamma! Devi stare nelle onde per capire se sono troppo alte!”.
No, il bagnetto non l’ha fatto lo stesso. Però la risposta è del genere “MEMORABILE”.
Avanti tutta, capitano!

 

 (L. Gaballo)

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Tag: Salento, Ricordi

Categoria: #Pensierisfusi

UN PO' DI ME

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Passeggio, assaggio, osservo, ascolto.
Mi faccio spesso travolgere dall’onda delle mie ben poco raffinate emozioni.
Esperta di nulla, curiosa di tutto, vivo nella convinzione che la bellezza è nell’occhio di chi guarda, il gusto nel palato di chi assapora, lo stupore nella mente di chi si lascia sempre un po’ sbalordire.
In fondo il sole scende ogni giorno sotto la linea dell’orizzonte. Ma il tramonto è tutta un’altra cosa.

 

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