Vecchi ricordi di vino nuovo

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Non ho un ricordo composto dei miei San Martino da bambina. Ho come pezzi di puzzle sparsi qua e là. Frammenti di memoria. Ricordo voci, risate, profumi. Ricordo la promessa di un odore che saliva su dal torchio in una giornata di fine estate. Mi ricordo lì, proprio a fianco a quel torchio, in braccio a mio zio, con una maglietta su cui mio padre aveva disegnato una Pollyanna ormai sbiadita e un piccolo broncio, che sempre tornava sul mio viso ad ogni foto. Ricordo la cantina di mio nonno, e i giorni in cui in quella cantina non potevamo scendere per via del mosto.

Ricordo tutto l’affaccendarsi di mia nonna e di mia zia stridere contro il fatto che mai, nemmeno una volta, neppure per curiosità, avessero assaggiato un sorso di quel vino. Né nella serata della sua iniziazione, né dopo. Ricordo quel dono che sapeva sempre di prezioso. La bottiglia di vino nuovo, che mio nonno consegnava con un misto di orgoglio e umiltà, perché c’era sempre la possibilità che non fosse all’altezza delle aspettative di chi lo riceveva, malgrado tutto l’impegno profuso. E poi ricordo a tratti le sere di San Martino. Quelle serate che erano tanto uguali e tanto diverse da tutte le altre riunioni di famiglia. Quella sera che aveva una sua etichetta, una scaletta che ritornava ogni anno, fatta di caldarroste, di carne arrostita e di finocchio tagliato in quarti. E del momento in cui la bottiglia veniva aperta e il vino versato in tutti i bicchieri. Tutti, nessuno escluso, anche in quelli di chi non lo beveva. Perché al brindisi si doveva comunque partecipare, non ci si poteva sottrarre. Crescendo, i miei San Martino sono cambiati. C’erano gli amici, le uscite, le riunioni in casa di amici degli amici. Lo stesso spirito si snodava con fare goliardico tra un brindisi e l’altro anche se, lo ammetto, qualcosa mi mancava.
Domenica scorsa sono stata alla Cantina Sociale di Copertino.

C’era il loro San Martino: Santu Martinu a Casa Cupertinum. C’era la musica sotto la luna e le stelle. C’erano pettole e carne arrostita e caldarroste in buste di carta. C’erano poetanti che recitavano i loro scritti “in vino veritas”. C’erano i vini della cantina, con le loro etichette che ormai varcano i confini del nostro territorio e si fanno conoscere e premiare da giurie internazionali. C’era il vino San Martino, vino nuovo, protagonista e collante della serata. E c’era il mio amico Marco, con il suo sorriso spontaneo e la sua voglia di fare. C’era tutto l’impegno suo e dei ragazzi della cantina per organizzare quella serata e per far sentire tutti a casa. A Casa Cupertinum. C’era quella dedizione che si mette nelle cose in cui ci si crede davvero e che si palesa in quel sorriso semplice, in quel misto di orgoglio e umiltà, che ho conosciuto sul volto di mio nonno e che continuo ad amare in ogni sorriso che incontro.

Tag: Eventi, Nonno, Ricordi

Categoria: DUE CHIACCHIERE

UN PO' DI ME

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Passeggio, assaggio, osservo, ascolto.
Mi faccio spesso travolgere dall’onda delle mie ben poco raffinate emozioni.
Esperta di nulla, curiosa di tutto, vivo nella convinzione che la bellezza è nell’occhio di chi guarda, il gusto nel palato di chi assapora, lo stupore nella mente di chi si lascia sempre un po’ sbalordire.
In fondo il sole scende ogni giorno sotto la linea dell’orizzonte. Ma il tramonto è tutta un’altra cosa.

 

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