Vita da ape

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Foto in evidenza di Luigi Tondo.

Se vi chiedessero di mummificare qualcuno, sareste in grado di farlo? Personalmente non ci ho mai provato, ma sono sufficientemente certa del fatto che non riuscirei a portare a termine tale compito. Gli Incas e gli Egizi utilizzavano la pratica dell’imbalsamazione secoli e secoli fa. E, per farlo, adoperavano, tra le altre cose, anche la propoli.
Ma, prima di loro, qualcun altro era già in grado di bloccare un processo di putrefazione utilizzando la stessa sostanza: l’ape. Questo straordinario insetto usa la propoli per varie ragioni, tra cui anche ricoprire i piccoli predatori che vengono uccisi all’interno dell’alveare. Lo fa proprio allo scopo di preservare l’ambiente in cui vive. Non a caso, infatti, il termine “propoli” significa “a difesa della città”. Le api prelevano la propoli dalle gemme di alcune piante (pini, abeti, olmi ed altre) e la arricchiscono con degli enzimi contenuti nelle proprie secrezioni. Io ne ho una boccetta sempre in casa: la uso da tempo per prevenire malattie di raffreddamento, ma non sapevo avesse anche proprietà antinfiammatorie, antibatteriche, anestetizzanti, disinfettanti e cicatrizzanti.
In realtà, fino a poco fa, lo confesso, delle api e dei loro straordinari prodotti non sapevo praticamente nulla. Per dirla tutta, non ero nemmeno in grado di distinguere un’ape da una vespa. E forse anche per questa ragione, la chiacchierata con Giuseppe Romano, titolare di Apicoltura Salentina Di Giuseppe Romano, mi ha spalancato le porte di un mondo che ha dell’incredibile.
“Come mai si sceglie di diventare apicoltore? Cosa ti ha portato tra le api?”
“Avevo bisogno di stare all’aria aperta, di spaziare, di non essere costretto dentro quattro mura grigie. Da allora, la natura è stato il mio ufficio.”
Ascoltandolo, capisco che le esigenze delle api sono tante e che questo mestiere è un “do ut des”. Se lui non interpreta con prontezza le necessità delle api e non vi risponde adeguatamente, è possibile veder sfumare tanto duro lavoro. Così, ogni giorno, Giuseppe controlla le arnie, le sposta nei campi e nei frutteti che devono essere impollinati, consentendo in tal modo sia alle api di bottinare i prodotti di cui necessitano, sia alle piante di essere fecondate in maniera del tutto naturale. Vigila sulle famiglie, controlla che non si ammalino, che non vengano attaccate, che non restino orfane. Una volta ricordo che lo incrociai in un supermercato.

“Devo correre ad unire due famiglie” mi disse, indaffarato come sempre “una delle due è rimasta senza regina e, per unirle, bisogna che si accettino. Le api non sono insetti che aprono la propria porta di casa a chiunque. O sei della famiglia, o devi girare al largo dall’arnia.”
E quindi, all’occorrenza, Giuseppe deve fare anche da paciere e curare le relazioni diplomatiche tra due gruppi, perché le api non si armino le une contro le altre.
Un’altra cosa che mi ha sorpreso è stato sapere come fanno il miele. Perché, diciamocelo, tutti sappiamo che le api producono questa delizia. Ma come lo fanno? Da dove salta fuori questo prodotto straordinario?
“Le api lo producono bottinando il nettare dei fiori” mi spiega Giuseppe “si posano sul fiore, aspirano il nettare con la loro ligula, una specie di piccola proboscide, e lo immagazzinano in una sacca del loro organismo. Poi tornano all’arnia, lasciando sul fiore una sostanza per avvisare le altre api che lì hanno già ripulito per benino. Una volta a casa, passano il loro raccolto ad altre api che a loro volta lo depositano nelle cellette. E siccome nel nettare c’è una fisiologica percentuale d’umidità da eliminare, lo asciugano ventilandolo con le ali. Infine sigillano con la cera la celletta in cui l’hanno riposto. Un lavoraccio!”
Nella sua piccola bottega le varietà di miele presenti fanno venir voglia di svuotare ogni scaffale: eucalipto, arancio, acacia, tiglio, timo, sulla, corbezzolo e tanti altri. E a questo si aggiungono altri deliziosi prodotti a base di miele, come il Nocciolmel, una crema di nocciole e miele per i palati più golosi.
Mentre chiacchiero con lui un vasetto attira la mia attenzione. Dentro ci sono tanti piccoli grumi gialli.
“Cos’è quello?”
“Quello è polline”
“Le api raccolgono anche quello?”
“ Certo! Si deposita sulle loro zampette posteriori. Lo portano nell’arnia e lo conservano, come fanno per il miele. È un prodotto straordinario, un alimento completo, con proprietà antinfiammatorie e riequilibranti”.
“Le api si nutrono di quello?” gli domando.
“Anche. Le api si nutrono di varie cose. Tranne la regina. La regina si nutre solo della pappa reale prodotta da altre api.”
“Ma è sempre un prodotto di raccolta?”
“No. La pappa reale, così come la cera e il veleno, sono tutte secrezioni delle api stesse. Le api, tra le altre, hanno quattro paia di ghiandole che secernono cera, e due ghiandole velenifere collegate al pungiglione. E tutti questi prodotti hanno caratteristiche differenti e sono di estrema utilità per l’uomo. Il veleno, ad esempio, è molto efficace contro le affezioni reumatiche.”
Ogni aspetto della vita di questi piccoli insetti è davvero sorprendente. Ciò che riescono a creare, partendo da loro stesse e dall’ambiente, è straordinario. Più le osservo, più penso che ci sarebbe tanto da imparare non solo su loro, ma anche da loro.
Come diceva Buddha, “come l’ape raccoglie il succo dei fiori senza danneggiarne colore e profumo, così il saggio dimori nel mondo.”

Tag: Salento

Categoria: DUE CHIACCHIERE

UN PO' DI ME

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Passeggio, assaggio, osservo, ascolto.
Mi faccio spesso travolgere dall’onda delle mie ben poco raffinate emozioni.
Esperta di nulla, curiosa di tutto, vivo nella convinzione che la bellezza è nell’occhio di chi guarda, il gusto nel palato di chi assapora, lo stupore nella mente di chi si lascia sempre un po’ sbalordire.
In fondo il sole scende ogni giorno sotto la linea dell’orizzonte. Ma il tramonto è tutta un’altra cosa.

 

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12 pensieri su “Vita da ape

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